Allenamento, impegno e determinazione: la cultura del corpo nei manga

di Riccardo Fabro

Quante volte abbiamo pensato che i manga fossero esagerati o irreali? Onde di energia, pirati dai poteri bizzarri, ninja che si moltiplicano e tanto altro ancora. Lungi da me dire che non lo siano! Il panorama del battle shonen, ovvero una tipologia di fumetti d’azione indirizzati ad un pubblico di ragazzi, è infarcito di personaggi dal fisico scultoreo e con capacità straordinarie che mai potrebbero esistere nel nostro mondo. Ma c’è un motivo se queste storie e questi personaggi hanno saputo fare breccia nei nostri cuori di bambini, di ragazzi e, perché no, anche di adulti. I manga ci colpiscono perché parlano di noi.

E come potrebbero non farlo? Come ha detto Takehiko Inoue, l’autore dei celeberrimi Slam Dunk, Real e Vagabond, “Se hai dei personaggi che sembrano vivi, creeranno la storia da soli”. I protagonisti dei manga, infatti, sono sempre accomunati da un forte desiderio di migliorarsi, fisicamente e mentalmente, per poter raggiungere i propri obiettivi.

Partiamo da Lui, Sua Maestà Dragon Ball. Il manga che tutti hanno sentito nominare almeno una volta nella vita. Partendo da un’avventura alla ricerca delle Sette Sfere del Drago capace di esaudire ogni desiderio, il manga di Akira Toriyama si trasforma presto in una storia in cui lo scontro di forze tra combattenti la fa da padrona. Durante la vicenda infatti, i personaggi si sottopongono ad allenamenti massacranti, spesso in stanze in cui la gravità è decine e decine di volte superiore a quella terrestre, per portare il limite di sopportazione del proprio corpo ad un livello sempre più alto.

L’obiettivo di sconfiggere nemici sempre più forti è presente anche nel manga di pirati più famoso del mondo, One Piece. Nell’universo creato da Eiichiro Oda, i personaggi possono ingerire dei particolari frutti che donano loro capacità straordinarie: moltiplicare le parti del proprio corpo, rallentare i nemici con un raggio, trasformarsi in un tirannosauro o avere un corpo di gomma che permette di allungarsi a piacimento. Quest’ultimo potere è proprio del protagonista dell’opera, Monkey D. Luffy, che durante la storia sfrutterà le peculiarità del proprio corpo gommoso per acquisire tecniche sempre più potenti. Ad esempio, facendo pompare più velocemente il sangue nelle sue vene elastiche e resistenti, svilupperà una forza e una velocità mai vista prima. Anche l’aspetto mentale in One Piece è fondamentale. I personaggi più forti del manga, infatti, sono in grado di utilizzare l’Ambizione, un potere che rende l’ambizione personale una fonte di energia in grado di fortificare il corpo o addirittura di far svenire le persone meno ambiziose che circondano l’utilizzatore.

Oltre ai classici fumetti d’azione, c’è una categoria che più di tutte si presta a spiegare l’importanza dell’impegno e della determinazione nella vita di una persona: sto parlando degli spokon, ovvero i fumetti a tema sportivo.

Il primo esempio è Ashita no Joe, letteralmente Joe del domani, conosciuto in Italia come Rocky Joe e, come suggerisce il nome, è un manga incentrato sulla boxe creato dalla penna di Asao Takamori e Ikki Kajiwara.

L’opera, ambientata durante il boom economico giapponese del secondo dopoguerra, narra la storia di un ragazzo orfano di nome Joe Yabuki che vaga senza meta nei bassifondi di Tokyo. Il protagonista, come tanti ragazzi della sua generazione, ha sempre vissuto nella povertà causata da una società in crescita costante che non si cura affatto delle classi più disagiate. Questo lo ha gradualmente reso arrogante, prepotente, violento e manipolatore. Dopo l’incontro con l’alcolizzato e depresso allenatore Danpei Tange che vede le potenzialità di un grande atleta, Joe conosce il mondo della boxe e decide di incanalare in questo sport tutta la sua rabbia e il suo desiderio di rivalsa nei confronti di coloro che lo guardano dall’alto in basso finché la boxe non diventa la sua unica ragione di vita,il suo tormento, la sua ossessione e la sua rovina.

“Non voglio fare come tanti che se ne restano a bruciare senza fiamma, di una combustione incompleta. Anche se solo per un secondo, io voglio bruciare con una fiamma rossa e accecante! E poi quello che resta è solo cenere bianchissima. Nessun residuo. Solo cenere bianca”. – Joe Yabuki prima del suo ultimo incontro.

Più ottimistica è la visione dello sport di Takehiko Inoue che nel suo capolavoro, Slam Dunk, riversa tutto il suo amore per il basket. Come in Rocky Joe, il protagonista della vicenda è Hanamichi Sakuragi, un ragazzo scapestrato, rissoso e indisciplinato ma con un grande potenziale atletico che si iscrive quasi per caso al club di basket del suo liceo. Spronato dalla rivalità nei confronti del suo compagno di squadra dal talento cristallino Kaede Rukawa, allenamento dopo allenamento, partita dopo partita, Hanamichi impara a giocare seguendo le regole, senza fare falli inutili, fidandosi dei compagni e diventando così un punto fermo per lo Shohoku nella corsa al titolo del campionato interscolastico. Il vero insegnamento di Slam Dunk è proprio questo: lo sport può diventare un ideale per cui vivere, una meta a cui puntare ed è solo grazie alla dedizione, all’allenamento e al sacrificio che si può comprendere la gioia di praticare uno sport. Uno sport che si impara ad amare con tutto se stesso.

“Lo amo tantissimo. E questa volta non sto mentendo”. – Hanamichi Sakuragi prima dell’ultimo minuto di gioco dell’ultima partita del manga

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