Ready to Eat

Pensi mai a tutte le trasformazioni che un alimento subisce prima che esso venga distribuito e venduto nei supermercati? Prima che si vada a comprarlo al banco del mercato oppure mentre lo si cucina e poi mentre lo si mangia?

Tutto ciò che ingeriamo, per definizione, costituisce un alimento, incluse le bevande e le gomme da masticare. Ma quanta eterogeneità e biodiversità esiste tra i vari alimenti? Quali origini, processi di lavorazione, tipologie di cottura, di conservazione e modalità di impiego li contraddistinguono?

Spesso, e in alcuni casi anche sempre, si sceglie di acquistare i cosiddetti prodotti Ready-to-Eat (RTE o di quarta categoria), ovvero i prodotti pronti al consumo: essi comprendono tutti gli alimenti che al momento della vendita risultano già commestibili, senza necessitare quindi di ulteriori lavorazioni o processi di cottura. Ad esempio, sono prodotti RTE le insalate pronte già lavate, le barrette di cereali, gli affettati del banco frigo e i sottaceti: pochi esempi rispetto alla vastissima ed eterogenea gamma di alimenti che fanno parte di questa categoria. Il consumo di questa categoria di cibo presenta un trend in costante aumento, a partire già dagli ultimi decenni, soprattutto grazie all’acquisizione di vantaggio sul fattore tempo e sul fattore energia (grazie al consumo diretto non si “perdono” tempo ed energia nella preparazione dei pasti).

L’aspetto negativo, però, è che più il prodotto viene lavorato e risulta quindi adatto al diretto consumo, più fasi di produzione esso subisce per arrivare ad assumere l’aspetto ed il gusto finale desiderati. Questo comporta un aumento del rischio, vale a dire una maggiore probabilità che si manifestino pericoli intrinseci e caratteristici delle varie fasi di coltivazione/allevamento, preparazione, cottura e conservazione. Ogni fase del ciclo produttivo può presentare più o meno pericoli che possono, ad esempio, creare un terreno adatto alla crescita di microrganismi patogeni, responsabili dello sviluppo di malattie a trasmissione alimentare (MTA), come il botulismo alimentare o la listeriosi.

Occorre dunque porre particolare attenzione a ciò che si seleziona e si acquista: siamo sicuri che a cuocere una materia prima fresca ci si impieghi molto più tempo rispetto a comprarla già pronta? Vale la pena ingerire un elevato numero di conservanti ed additivi chimici per risparmiare tempo? Quanto si contribuisce all’inquinamento ambientale acquistando prodotti RTE che necessitano di imballaggi ed involucri specifici, i quali tendenzialmente risultano essere difficili da smaltire?

Il mio consiglio è:

Prova a lasciarti coinvolgere nella scelta delle materie prime e dei prodotti che devi acquistare al supermercato, al mercato o nei negozi di alimentari: osserva i colori, annusa gli odori e i profumi, senti i rumori (scricchiolio del pane fresco) e tasta la consistenza ove possibile. Immagina poi possibili accostamenti, sfruttando la creatività e i ricordi piacevoli d’infanzia (tutti noi conserviamo il ricordo di almeno un paio di pietanze che ci riportano indietro, in qualche casa o da qualcuno che ce li preparava). Prediligi infine materie prime fresche, prestando attenzione alla freschezza e alla loro provenienza e rispettando il più possibile la stagionalità.

Michela Ferro

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