Illusioni

Senza ipocrisia: stiamo perdendo contatto. Stiamo diventando freddi ed insensibili al corpo umano in tutti i sensi.

All’osservare le persone che ci sono accanto nel mondo reale preferiamo infatti osservare (e passare ore a farlo) corpi astratti tramite il cellulare. Questo comincia ad essere un problema nel momento in cui non ci rendiamo conto che le dimensioni umane sul cellulare si rimpiccioliscono e creano una semplice illusione: la realtà che stiamo vedendo non esiste. O meglio, esiste in un altro luogo, diverso da quello in cui si è in quel preciso istante: questo disorienta, non ci rende più capaci di distinguere da ciò che è vero ciò che invece non lo è.

Una causa di questo è il la voracità e velocità del consumo che caratterizza la nostra società e che ha come principale conseguenza la brama di rapidità, con l’intento di trovare sempre qualcosa di nuovo e di diverso. Pensaci caro lettore, ormai è tutto rapido, frettoloso e le attese dell’ordine di un minuto generano immediato malcontento. Dalla velocità si ricava superficialità ed indifferenza, che sono elementi che ci vengono artificialmente innestati nell’animo portandoci ad essere insensibili. Queste sorelle non sono solo semplici elementi, ma vere e proprie armi di portata globale.

Ormai non c’è reazione, ma tutto il contrario: lasciamo inermi che ci venga usurpata la coscienza delle nostre azioni e ci abbandoniamo come bambini in braccio a questo marasma di “storie” e successioni di video, balletti, challenges, opinioni, fake news ed analfabetismo funzionale diffuso e potente. Questo flusso d’informazioni violento ci percorre indisturbato e ci leviga. Il continuo e lento smussare ci porta ad assumere tutti una medesima forma corporale fisica e caratteriale.

In assoluto l’elemento che più mi lascia senza parole sono i balletti. Con balletto intendo un video di pochi secondi in cui una persona (spesso si tratta di ragazze e ragazzi di giovanissima età) si muove a ritmo di musica seguendo delle coreografie standard e il più delle volte mantenendo un’espressività robotica. La cosa che più mi fa male è la commercializzazione del corpo e del movimento che vengono portati a dei livelli di superficialità al limite del concepibile. La cosa che mi stupisce di più è che dopo secoli di lotte per la libertà sociale e di espressione si stia tornando lentamente ad una condizione di sudditanza nei confronti dei social e dell’opinione della platea virtuale, ballando finte coreografie e trapelando “emozioni vetrina”.

Questa spirale ipnotica ci sta lentamente avvolgendo come un pitone gigante: per adesso è arrivato alle ginocchia ed abbiamo ancora la possibilità di divincolarci, ma ancora per poco. Manca poco alla totale ipnotizzazione dei nostri sensi, che avrà come effetto diretto un controllo artificiale degli stessi: non saremo più noi a scegliere cosa dire e cosa fare, ma sarà la dittatura virtuale a impostarci secondo il mercato delle illusioni. Alcuni segni di questa lenta imposizione tirannica di emozioni costruite sono tangibili e visibili per strada: non sto parlando solamente del modo di vestire, le mode d’abbigliamento hanno attraversato i secoli, piuttosto ciò che spaventa è la standardizzazione dei comportamenti e degli atteggiamenti corporali. Come si aspetta il pullman, come si mangia, come si parla agli amici, come si impugna il cellulare e come si cammina sono alcuni esempi.

Questo surrogato di corpi ci distoglie dalla vera natura umana, quella del mondo reale, fatta di carne e di odore. Noi umani siamo questo: vita. Non possiamo permetterci di perdere il contatto con la vera socialità costruendo contatti in società finte, dobbiamo riprendere in mano il nostro essere corpo e imparare di nuovo a rapportarci con gli altri nella vita reale, senza ricercare necessariamente consenso.

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