Elemento umano nella macchina

Guidare una macchina o essere seduti su una in movimento è una tra le combinazioni corpo-movimento più interessanti. Questo pezzo non si allinea agli altri articoli presenti sul blog, piuttosto sarà una descrizione delle sensazioni corporali che provo quando salgo e viaggio in macchina.

Mi avvicino.

La prima azione che compio è la ricerca delle chiavi in tasca, trovate. Con le dita scorro sulla finta pelle della chiave per ricercare il punto giusto su cui esercitare pressione. Non so quante volte mi dimentico l’esatta locazione dell’apertura e della chiusura, le ho di nuovo confuse. Tre tentativi.

Aperta.

Con un gesto ormai automatico apro la portiera, prima la gamba destra, poi la sinistra: sono salito. È incredibile con quanta spontaneità ormai io sia in grado di realizzare questo gesto, ogni movimento è ormai memorizzato. Sono dentro: le mani sanno spontaneamente dove trovare il nottolino e quali muscoli contrarre per dare la giusta direzione di rotazione alla chiave.

Accesa.

Leggera pressione sulla frizione, contemporanea gestione del cambio. La macchina comincia a muoversi: io sono fermo. Questo è uno dei concetti più spettacolari del funzionamento di una macchina: raggiungo velocità inumane restando fermo, o comunque, realizzando movimenti ridotti. Guardo il mondo intorno a me mentre acquisisco velocità e mi accorgo di avere tutti i sensi neutralizzati nei suoi confronti, fatta eccezione per la vista. Ho due scelte: o prendo come punto fisso un oggetto, cambiandolo repentinamente per riuscire a cogliere i dettagli, oppure lascio che gli elementi colorati si mischino tra di loro. Il mio microcosmo è la macchina, una minuscola stanza che viaggia.

Velocità.

Ho preso un po’ di velocità, continuo a provare una sensazione di impotenza legata agli eventi fuori dalla mia stanza veloce, che dipendono solo parzialmente dalle mie azioni statiche.

Ferma.

Sono arrivato, fermo la macchina e non me stesso: non mi sono mai mosso. Come per l’accensione ogni movimento è spontaneo e mi conduce ad aprire la portiera e ad uscire. La velocità che avevo qualche istante prima si contrasta con la realtà del mio corpo in piedi e deambulante, e mi confonde.

Guidare la macchina ci lascia l’impressione di apparente movimento, consentendoci di coprire distanze lunghe in un tempo estremamente ridotto se paragonato a quello che impiegheremmo se ci spostassimo a piedi.

Ho detto impressione, perché in realtà siamo fermi. Di certo ci stiamo spostando da un luogo ad un altro, ma rimaniamo immobili in una macchina che ci sposta, azionata dall’elemento umano.  

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